SPUNTI E RIFLESSIONI

Perché quando cambiamo, gli altri a volte continuano a trattarci come prima?

Può capitare di cambiare davvero e di scoprire che, nelle relazioni di sempre, quasi nulla sembra essersi mosso.

Non parlo soltanto della sensazione interiore di essere diventati diversi: abbiamo modificato alcune abitudini, il modo di prendere decisioni o le responsabilità che siamo disposti ad assumerci. Le persone che ci conoscono possono essersene accorte e aver persino accolto favorevolmente questa trasformazione, eppure, alla prima occasione, tornano ad aspettarsi da noi le stesse risposte di un tempo.

La spiegazione più immediata è che non abbiano capito quanto siamo cambiati. Talvolta è proprio così; in altri casi, invece, hanno riconosciuto la trasformazione senza aver ancora modificato il proprio modo di relazionarsi con noi.

Nel corso degli anni, infatti, i rapporti si organizzano intorno ad abitudini, aspettative e ruoli che finiscono per sembrare naturali. Sappiamo chi prende abitualmente le decisioni, chi cerca di mettere pace, chi si occupa degli imprevisti, senza che ci sia stato bisogno di stabilirlo apertamente: ciascuno ha continuato a fare ciò che aveva sempre fatto.

Pensiamo a una persona che, nella propria famiglia, sia stata per anni il punto di riferimento per ogni necessità: organizzava, ricordava le scadenze, trovava soluzioni quando qualcosa andava storto. Magari lo faceva volentieri, almeno all’inizio, oppure aveva finito per assumersi quelle responsabilità perché gli altri erano abituati a contare su di lei.

A un certo punto, però, comincia a comportarsi diversamente: non si offre più automaticamente per risolvere ogni difficoltà, lascia che altri prendano iniziative, esprime con maggiore chiarezza la propria disponibilità. I familiari se ne accorgono e forse ne sono perfino contenti, ma quando arriva un imprevisto qualcuno, quasi senza pensarci, torna a chiederle di occuparsene.

Lei stessa, del resto, potrebbe finire per intervenire e riprendere il ruolo di sempre, magari per evitare una discussione o semplicemente perché fare da sé le sembra la strada più rapida.

Non sempre, però, è soltanto questione di abitudine: c’è anche chi comprende perfettamente il cambiamento, ma non desidera perdere una comodità o un vantaggio che l’equilibrio precedente gli garantiva. All’apparenza, le reazioni possono somigliarsi anche quando le ragioni che le sostengono sono molto diverse.

Anche il tempo conta, perché una scelta personale può essere maturata nel corso di mesi o anni prima di diventare evidente agli altri. Quando comincia a modificare la vita quotidiana, chi ci sta accanto si confronta con qualcosa che per noi ha già una lunga storia, ma che soltanto adesso produce conseguenze anche nella sua vita. Ogni relazione, inoltre, ha un proprio passato: possiamo aver già costruito un modo diverso di rapportarci ai colleghi, mentre in famiglia continuano a prevalere consuetudini consolidate da molto più tempo.

Per questo, quando qualcuno continua a trattarci come prima, chiedersi se abbia riconosciuto il nostro cambiamento potrebbe non bastare: potrebbe averlo compreso benissimo e continuare ad aspettarsi le stesse cose. In quel caso, insistere per dimostrare quanto siamo diversi rischia di lasciare intatte le abitudini sulle quali si è organizzato il rapporto, comprese le responsabilità e le disponibilità date per scontate.

A volte queste consuetudini si modificano poco alla volta e si trovano nuovi equilibri; altre volte, proprio il tentativo di cambiarle fa emergere divergenze che fino a quel momento erano rimaste sullo sfondo. Riconoscere una trasformazione, del resto, non comporta necessariamente la disponibilità ad accoglierne tutte le conseguenze. Può accadere, allora, che qualcuno riconosca sinceramente quanto siamo cambiati e, alla prima difficoltà, torni a rivolgerci la richiesta di sempre. Le sue parole possono aver accolto il cambiamento prima che le abitudini della relazione abbiano cominciato a tenerne conto.

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